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Chi è Online

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Online

2018-10-17

Il cavallo dipinto d' azzurro

La gente,  manca di speranza,  è disperata

e  dopo una giornata di lavoro con la precarietà

e la sicurezza che non intende andarle incontro,

si ritira con un vuoto che gli fa scoppiare la testa,

chiude porta e finestre a doppia mandata e cerca

di lasciare fuori Il terrore che gli spezza le gambe

La domenica, va in chiesa e ringrazia la Madonna

per averla fatta franca, ma la solennità della messa,

acciglia  la Destinataria che non ama essere distratta

La passeggiata prosegue e compra il pane, esce,

ed è inseguito da spari che squarciano l’aria,

sbucano dai vicoli adiacenti ed i passanti  pregano

gratificando la coscienza con “ Gesù, salvaci tu.”

Seduta a tavola, la televisione serve omicidi inconsulti,

incidenti stradali, stragi, arresti per corruzioni

Le forze dell’ordine, indagano, cercano le prove

La Magistratura,esamina ed è costretta a difendersi

da minacce di politicanti che si credono impunibili

La piazza è stata occupata da venditori – benefattori

e la città inginocchiata, attende d’essere miracolata

Un sacco di spazzatura imballata, si è allocato

sul davanzale della piazza della borsa e sbava,  

urla, snocciola a braccio,  una memoria accidiosa

includendo nella sua vendetta,  il padre ciabattino

 che ha cercato d’inculcargli il rispetto verso gli altri

Il sacco, ha rovinato il Professore dal piedistallo

appoggiandovi, a tempio, il cappello a lavandino  

accarezzandosi con cura,  la barba sparsa dei  resti

del pranzo della sorella, chiamata con urgenza,

ad accudire, la vicina disabile e pieno, soddisfatto,

 ha legato all’altalena nel giardino abbandonato,

il fratello sordomuto,  inneggiando alla libertà

Uno scatolone,  cinto ai fianchi con un nastro postale, 

2

 

si graziosamente allocato, sul bancone centralizzato

del mercato del pesce, e con il sigaro nei denti

e la canna da pesca in mano, con all’amo un gatto,

sfida i cani a cui è affidata la guardia al cancello,

gridando a squarciagola: “ al ladro, al ladro “

Il cielo a nuvolo minaccia pioggia imminente

e coi danni irrisolti, degli anni precedenti,

la commemorazione dei caduti,  andrà a monte

Il viale che conduce alla sede della rappresentanza,

è listato a lutto con i nomi incriminati, stracciati

Di colpo, una manata di luce, scivola sul selciato

Il passo morbido e l’eleganza presa a prestito,

entra con lentezza,  un cavallo dipinto d’azzurro

Cammina a mezz’aria,  quasi scansando gli alberi

a fianco di una vegliarda con le guance cadenti

che lo tiene per le redini e gli mette in bocca

pure uno zuccherino quando insofferente scalpita

Hanno a presenziare, una festa di beneficenza,

debbono attenersi alla cerimonia programmata

La coda del cavallo, acconciata  a nido di vespa

ha sull’attacco tre omuncoli armati, di guardia

che al lieve spostamento d’aria, ringhiano rabbiosi

Un amico, si è lasciato scappare che nel nido,

nasconde un gran numero di pepite, forse trentuno

che delle famiglie segrete,  gli hanno consegnato

 da investire in azienda e farle fruttare, fuori bilancio

Mangallucci col doppiopetto e le mani d’armavile

si spostano saltellando da un tubercolo all’altro

Utrini, vestiti di formine, zampettano con attenzione,

assoldati per  spulciargli la coda e la folta criniera

Carde col seno nudo ed un filo di perline a copertura

del resto, cantano e ballano sulla groppa pettinata

alternandosi a pappagalli che su un trespolo volante

irrompono sulla scena battendo le ali e salutando

con una voce secca, inespressiva, al “ ciaooooo.. “

intercala un appassionato: “ Salve o Salvatore “

Il cavallo dipinto d’azzurro,  accompagnata la vegliarda,

a riposare, si mostra e si erge in verticale

sulle zampe posteriori, sulla coda ed alza la destra 

Ha l’arte circense, nel sangue ed offre sorridente,

le  arcate dentarie in oro bianco e superbi zaffiri 

Un sospetto, gli gira la testa verso la zona posteriore

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per  controllare la folla degli abitatori della sua coda

Il cavallo dipinto d’azzurro, ha acquisito la possanza

del cavaliere e sfodera la lingua grondante sangue

per le mille battaglie combattute con i mestieri

 Ha saputo amalgamare la calcina con la sabbia

facendo a meno del cemento e costruito palazzi,

supermercati ed ha anche eretto un grattacielo

e comunica con l’altro, senza bagnarsi le mani

Ha in tasca gli ingredienti della magìa e sa offrire

il paradiso in terra  a chiunque, anche ai miscredenti

Ne  ha convinti tanti della sua bontà e sono corsi

a prendere possesso della mangiatoia nella stalla

Il cavallo,  è un benefattore e dunque la meraviglia

che lo assale è immensa quando nella sceneggiata

che sta rappresentando sulla piazza della borsa,

viene raggiunto da quattro maniscalchi, squattrinati,

male assortiti e privi di ferri,  stolti ed irriguardosi,

che irrompono sul palco, senza uno straccio d’invito

Gli corrono dietro, invero da un cumulo di tempo

che a metterlo a fuoco si potrebbe dire eterno

Sono uomini muniti di un grande spirito di servizio

e conservano una curiosità spasmodica di conoscere,

il segreto di quel suo incedere,  superbamente divino

la composizione dei materiali della lega, la forgia

dei chiodi e dei ferri che gli  calzano gli zoccoli

La tecnologia usata, è il frutto di anni di ricerca

Una famiglia che bada al lavoro e non si lamenta

Il cavallo dipinto d’azzurro,  li guarda con sospetto

Non sopporta d’essere esaminato, è infastidito

Se riuscissero a scoprire la provenienza ………

 Inorridisce e li strattona, li dileggia e grida loro:

“ Vi farò pentire, questa è malafede.

Non sono ammalato, sono un cavallo sacro. “

Un Angelo custode, indispettito si materializza

e grida costernato: “ Non può essere toccato. “

L’angelo, ha la faccia che un fabbro inesperto,

gli ha martoriato con una  sabbiatura a freddo.

L’angelo ed il cavallo hanno fatto coppia dall’asilo

e non  sarebbe improprio dire che l’uno è la faccia

opposta della stessa medaglia e dunque, rabbioso

 disse loro: “Questo è un attentato. Sarete puniti. “

Il sottopancia del cavallo, si slaccia di qualche nodo

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e lascia che emerga, un previte,  paonazzo in faccia

 I suoi modi sdolcinati, convincono la staffa di sinistra

 a calarlo e collocato sul retro delle zampe davanti

che il cavallo tiene incrociate e piegate sulle caviglie,

accarezzandogliele con amorevolezza, sputacchiando

ed asciugandosi col dorso della manica della giacca,

dice ai maniscalchi, sviscerando un’ira scoppiettante:

“ Vade retro, vade retro “ e tirando fuori dalla tasca

di destra un fazzoletto di lino bianco, gliele avvolge,

e contrito, alza gli occhi al cielo estraendo dal petto

levigato, l’effige di un martire panciuto morto in esilio,

comincia la cerimonia dell’osorcizzazione, roteandosi

le mani nelle mutande, eruttando un verbo olocaustico

Il cavallo dipinto d’azzurro si è rasserenato ed ha preso,

un bel tono sulle guance e ride, scherza con la piazza

La gente è stata imbrigliata e con le mani elevate verso,

osanna il Salvatore che è venuto a liberarli dal male

Il presente è un trionfo ed il cavallo dipinto d’azzurro,

carico di potere, levita, levita sulla folla inginocchiata

sul selciato della piazza, che aspetta la manna

Il cavallo dipinto d’azzurro, alla svelta,  entra nel cortile

dell’anfiteatro per il cerimoniale dell’insediamento

 Il gelso secolare che sovrintende all’osservanza

 regolare del  passaggio, mal s’intende con la fretta

Il cavallo dipinto d’azzurro ha gli zoccoli oltre il tempo

ed i maniscalchi hanno scoperto le scatole di zinco

Il gelso ha una memoria enciclopedica e non gli sfugge,

neanche una virgola, inducendo il cavallo, a saltargli

sulla chioma e tentare di spezzargli i rami più riottosi

La chioma, trema,  resiste un po’ e si piega su un lato,

e nel breve passaggio di una folata di vento, cadono

senza fare alcun rumore, sulla strada e colpendo

una popolazione di lavoratori fissi ed occasionali

che stanchi della giornata, della precarietà, di cercare,

ritornavano coi mezzi disastrati, sporchi e ritardati,

 nei luoghi adibiti a dormitorio che chiamano, casa.  

Il cavallo dipinto d’azzurro,  par abbia gli occhi lucidi

Colpito da commozione,  ha il naso congestionato

L’aspetto gonfio, impallato non è un bell’apparire

Il cavallo dipinto d’azzurro, ha un profilo, si, unico

che il museo delle cere ne ha chiesto in esclusiva

La notte, assoldate un gruppo di nuvole mercenarie,

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ha raccolto la luce in un sacco, l’ha buttata nell’incavo

 della cunetta e l’ha costretta a scivolare nel tombino

La sorpresa degli abitatori del sottosuolo è stata tale

che pur confusi si sono autorizzati ad uscire allo scoperto

ed attrezzarsi a prendere parte al banchetto del vincitore

L’alba infreddolita, tremante di paura entrò in città, evitando

i palazzi del cobra e dell’araconda e passando per una strada

 secondaria s’infilò nel vicolo dei teatranti e dei baraccati,

 fece capolino sulla piazza nascondendosi nel fitto fogliame

dei benjamin, scherzando con una popolazione di passeracei,

nel tentativo maldestro,  di nascondere la sua meraviglia

La festa del cavallo ha defecato la sua opulenza

Il giorno nauseato dal fetore, smarrisce la coscienza, tenta

di riportarla nei canoni della decenza, ma invano

La gente, corre nel sogno del cavallo e canta con allegrìa

Le speranze aizzate gridano frasi inconsulte, altri rifilano

pedate nelle gengive ed ai diversamente abili sottraggono

con sarcasmo la carrozzina dileggiandoli, mostrandogli

un loro rappresentante seduto nel consiglio del cavallo

L’ordine del cavallo è un vecchio progetto che non può

essere usato integralmente ma adattato è l’unico rimedio

per mettere sotto la pressa e schiacciare la testa

agli incustoditi del circondario che pur zitti, fanno danni 

Un esercito di blatte,  chiamato al servizio del cavallo, 

sono uscite dalle fogne ed hanno invaso i marciapiedi,

hanno ostruito  le strade d’ingresso della città e forzato,

una normale manifestazione trasformandola in una guerra

Le forze del cavallo hanno  posto sotto i colpi d’arma da fuoco,

la città e seminato di trappole,  le strade spargendo nelle aiuole,

semini a forma di ovetti, bottiglie di cioccolata e palette zuccherate

Un ragazzo soggiogato dal profumo invitante vi scivola dentro

Grida, pace e libertà e calpestato da una macchinetta, muore

La festa è appena cominciata ed i gessetti e le spighe verdi,

messisi a dormire appoggiati sui zainetti, distesi alle pareti,

sono svegliati a colpi di palette ed al buio  picchiati a sangue.

Il cavallo dipinto d’azzurro,  ha perso il trucco ed è apparso,

quasi nel suo colore, trattenutosi, non altro che per la moda

Il potere del cavallo è arrogante, nero alla stregua del mantello

Una coppola bianca, fatta di paglia, pomice e sole, è venuta

in città con la raccomandazione in tasca e beneficiando

della procedura d’urgenza,  dalla sera alla mattina, ha eretto

nel mezzo della piazza del palazzo del gelso, “ un cioscu “

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La coppola, è un’otre di sapere e vende acqua con l’effige

del cavallo con un ramoscello d’ulivo argentato in bocca

Il cortile del palazzo del gelso è in fermento e dalla piazza

si alzano voci di spregio e per timore di spaventare l’uccello,

la gabbietta del cardellino, rimasto senza scagliola, è ritirato

e messo al sicuro sulla collinetta, dall’anziano custode

L’Angelo con la faccia martoriata s’affaccia sulla piazza

e ritorna violento a gridare: “ Non ci faremo intimidire. “

La mancanza di coordinamento delle forze in campo, ha fatto

saltare fuori dal suo nascondiglio, lo stalliere personale

che col pensiero rivolto ala famiglia,  ha acceso le micce

alla polveriera e sparato “ u giocu focu,  “ alla sua maniera

eclissandosi nella nebbia fumaria, scomparendo dal contado

L’amico fidato, trascinato dall’amante si è lasciato scappare

che ha portato a termine la missione ed è ritornato dai Fratuzzi

La richiesta delle vespe dell’affrancamento, si è fatta pressante

Il cavallo dipinto, perduto l’azzurro, ha perso la calma, è spazientito

Riunisce nella stalla,  i lavoranti e li striglia a dovere dicendo:

“ I Maniscalchi sono tornati alla carica e la barriera di protezione,

non è stata ancora eretta e non posso gridare di nuovo “ al lupo. “

Il cavallo è imbizzarrito, ha la bava che gli scende sul petto

e digrignado i denti d’oro e smeraldi, con gli occhi cerchiati,

rosso fuoco e stralunati, sferra un calcio “ all’urbisca. “

La dea che sovrintende alla congregazione dei maniscalchi,

casualmente è colpita ad un braccio, resta sul piedistallo

ma è alquanto preoccupata per l’equilibrio nel quale si ritrova

Una gazza ladra che s’era fermata a riposare sulla gamba destra,

accorgendosi del suo pianto disperato, cerca di confortarla

ma di colpo, cambia umore e stizzita le dice:

“ Ben ti sta,  bella mia. Ora paghi,  le malefatte commesse.“

e beccandola  sul capezzolo del seno sinistro, indispettita,

sciolse le ali al vento e si librò nell’aria dirigendosi verso il mare.